So natural!

12 March – 18 April 2017, Foothold, Polignano a Mare (Ba), curated by Like A Little Disaster.

Gioia Di Girolamo, Andreas Ervik, Adham Faramawy, Maria Gondek,
Julie Grosche, Hannah Regel, David Stjernholm, Struan Teague.

 

Il pensiero contemporaneo è dominato da una contraddizione irrisolta: quella che oppone il concetto di cultura a quello di natura, e quindi relativismo a universalismo. In realtà, come già osservava Barthes, “dire che la cultura si contrappone alla natura è ambiguo, perché non sappiamo dove si collocano esattamente i confini dell’una e dell’altra”. Una con-fusione causata dall’impossibilità di riconoscere i segni identitari di questi “oggetti paradossali”: senza contorni, senza termini antitetici, senza residui.
Eppure l’essere umano stabilisce una relazione con tutto ciò che gli è estraneo; i rapporti di mutua ibridazione tra uomo, tecnica e ambiente di riferimento sono stati spesso ignorati in virtù di una visione antropocentrica che fonda tutto sulla superiorità dell’essere pensante, in quanto unica entità a possedere una coscienza del suo pensiero e del suo essere nel mondo. Tuttavia esistono vari livelli del comprendersi e dell’esserci, alcuni dei quali non appartenenti in via esclusiva al genere umano. Creatività, cura, abilità comunicativa, senso di appartenenza, orientamento, amore, difesa del territorio, nomadismo, ricorso alle abitudini, memoria, senso del gruppo, senso della gerarchia, linguaggio e simbolismo sono presenti in altri mammiferi (e non è escluso che le piante siano dotate di alcune delle attribuzioni citate, così come sono note le proprietà mnemoniche di un minerale come l’acqua, il carattere complesso, neurologico, sociale e culturale del canto degli uccelli, o i giochi di seduzione e imitazione che si svolgono tra fiori e animali). Allora le consolidate categorie che separano l’uomo da tutto il resto non sono sufficienti a mantenere alta la barriera: la relazione tra umano e non-umano diventa fluida, muovendosi all’interno di un sistema circolare di reciprocità. La cultura si prospetta così come una possibilità zoologica, di cui l’uomo si è impadronito e avvalso, ma che è preesistente all’uomo stesso. Sotto questo profilo la cultura non può più essere considerata come termine antitetico rispetto alla natura, bensì come una sua dimensione interna di per sé indipendente dall’uomo, che perciò – al di là di ogni autoproclamazione di esclusività antropologica – riconduce inesorabilmente l’uomo all’ambito della natura.

The X Files Fox MulderThe X Files Dana Scully

Natura e cultura sono nebulose di senso. Il che non significa che i contenuti a cui si riferiscono e gli effetti che essi producono non abbiano una loro esistenza. Significa, invece, che una scossa tellurica o una mostra d’arte – che pure avvengono in questo mondo e sono “naturalmente” osservabili – si trovano a essere classificati in categorie culturalmente elaborate, le quali sono a loro volta risultati di scelte intellettuali, anche se inconsapevoli o sepolte nel passato culturale, nelle tradizioni linguistiche e concettuali.
Il riduzionismo strumentale trova terreno fertile nella melma biocapitalista in cui viviamo: esso si fonda sulla nozione di “eccezionalismo umano”, etnocentrico e specista e, da questi, alla costruzione di un sistema fondato sull’opposizione binaria tra natura e cultura, natura e storia, umano e macchina, maschile e femminile, identità e alterità, giorno e notte, mente e corpo, ragione e sentimento. In questo doppio gioco uno dei soggetti della coppia cognitiva è sempre dominato dalla sua altra metà repressa e sottomessa.
“So natural!” aspira, invece, a mettere in luce la divergenza dei possibili significati assenti che sfuggono ad ogni logica dualistica: le opposizioni binarie sono considerate come punti di partenza per rimuovere e riaffermare entrambi i termini dell’opposizione all’interno di una relazione non gerarchica con la differenza. Il progetto si propone come uno spazio destinato all’armonia che è nell’incontro degli opposti, come un dispositivo attraverso il quale sperimentare una concezione dell’individuo e del suo modo di porsi nei confronti del reale non più contraddistinta da una logica escludente, ma che al contrario tenda ad includere tutte le modalità espressive e gli ambiti d’azione.

Nessuna opposizione tra senso di responsabilità e idea di gioco / condivisione con gli altri e il senso di sé / pubblico e privato / immaginario ed economia / estetica e politica / ideologia e produzione / scienza e poesia / algoritmi e collegamenti neuronali / patrimonio genetico e alterazione tecnologica / euforia e disforia / razionalità e istinto / mente e corpo / spirito e materia / reale e virtuale / vero e falso / organico e inorganico / vita e morte.

“So natural!” è un campo aperto a poetiche e pratiche assolutamente distinte attraverso il quale sperimentare una dialettica del possibile e della complessità e in cui un potente immaginario trasforma esperienze esistenziali, mitologie personali e collettive, simboli, segni, utopie e distopie, desideri e bisogni, in una materia che prende forme impreviste o coerentemente definibili, dove interno ed esterno, alto e basso assumono reciprocamente la posizione dell’altro.
All’interno di questi percorsi formali e mentali interviene anche una dimensione critica nei confronti di modelli cognitivi interiorizzati, acquisiti e consolidati; critica che permette di ridefinire radicalmente le regole di qualunque sistema funzionale, al fine di usare le regole in modo diverso, ignorandone la finalità originaria. Le opere non sono qui fini o scopi di un processo di produzione, ma mezzi, o strumenti che potenziano la facoltà di immaginare uno spazio di co-evoluzione multiforme, attraverso il quale ricercare la cultura nella natura e viceversa, il contingente nel permanente, l’identità nella differenza e in cui sperimentare nuove alleanze e percorsi secondari che forse non porteranno sempre in luoghi lontani ma spostano il nostro punto di vista, permettendoci di considerare altre possibilità.
 

Contemporary thought is dominated by an unresolved contradiction: the one that opposes the concept of nature to that of culture, and therefore universalism to relativism. In fact, as Barthes observed, “to say that culture is opposed to nature is ambiguous, because we don’t know where their boundaries are”. A confusion caused by the inability to recognize the peculiar features of these two “paradoxical objects”, without contours, antithetical terms and residuals.
Yet the human being establishes a relationship with everything that is foreign to him: the mutual hybridization ratios between man, technology and the reference environment has often been ignored by an anthropocentric view that bases everything on the superiority of the thinking being as the only entity that reflects on itself and is aware of being in the world. However, there are different levels of self-awareness and of being, some of which do not belong exclusively to humankind. Creativity, care, communication skills, sense of belonging, orientation, love, territorial defense, nomadism, habits, sense of the community and hierarchy may be found in other mammals (and maybe plants too are endowed with some of the these attributes). The mnemonic properties of minerals such as water are well known, as are the complex, neurological, social and cultural values of the birdsong, or the seduction and imitation games at play among flowers and animals. By following this perspective, the traditional categories separating humans from all the rest make boundaries weaker: the relationship between human and non-human becomes fluid, walking through a circular system of reciprocity. Culture is presented as a zoological opportunity, which man has seized and exercised, but it pre-exists the man himself. In this respect, culture cannot be considered as an antithetical term compared to nature, but as an internal dimension independent from man, which therefore inexorably takes him back as part of nature, beyond any self-proclamation of anthropological exclusivity.

The X Files Fox MulderThe X Files Dana Scully

Nature and culture are theoretical objects. This does not mean that their contents and the effects they produce do not exist. What is means is that an earthquake or an art exhibition – which occur in this world and are “naturally” observable – are classified according to culturally-processed categories, which are themselves the results of intellectual choices, albeit unconscious or buried in a cultural past, in linguistic and conceptual traditions.

The instrumental reductionism finds fertile ground in the bio-capitalist slime in which we live: it is based on the notion of is based on a notion of “human exceptionalism”, ethnocentric and speciesist and, from here, to the erection of a system founded on the opposition between nature and culture, nature and history, human and machine, male and female, identity and alterity, night and day, body and mind, sense and sensibility. In this game of doubles, each component of the “cognitive couple” is always dominated by its other, repressed and submissive, half.
”So natural!”, on the other hand, hopes to highlight the divergence of the possible missing meanings, which cannot be explained by any dualistic logic: binary oppositions are considered as a starting point to remove and reaffirm both terms of the binarization within a symmetric relationship with the difference. 



No opposition between sense of responsibility and idea of playing / sharing with others and self-awareness / public and private / imagination and economics / aesthetics and politics / ideology and production / science and poetry / algorithms and neural connections / genetic heritage and technological alteration / euphoria and dysphoria / instinct and rationality / mind and body / spirit and matter / reality and virtuality / true and false / organic and inorganic / life and death.



“So natural” is an open ground for different practices and poetics, on which experiencing a possible dialectic of complexity, and in which a powerful imagination transforms life experience, personal and collective mythologies, symbols, signs, utopias and dystopias, wants and needs, in a way that takes unexpected or consistently defined forms, where inside and outside, up and down, swap places with each other. Within these formal and mental paths also there is criticism against internalized, acquired and well-established cognitive models; a critical action allowing to radically redefine the rules of any functional system, in order to use the same schemes in a different way, ignoring their original purpose. The works here are not the objectives of a production process, but means and tools to enhance the ability to imagine a space of multifaceted co-evolution, through which searching for the nature in the culture and vice versa, the contingent in the permanent, the identity in the difference, and in which testing new coalitions and alternative routes that may not always take us to faraway places, but may change our point of view, prompting us to consider other possibilities.