Temporarly suspended

October 20 / November 20, 2018, Foothold, Polignano a Mare (Ba), curated by Like A Little Disaster

Mariantonietta Bagliato / Julie Grosche

Le relazioni rese possibili dalle tecnologie comunicazionali stimolano la revisione di alcuni presupposti fondamentali del concetto di presenza, così come delle relazioni tra corpo e identità, tra individuo e gruppo, che diventano virtuali perché smentiscono il consueto radicamento dell’interazione sociale nella performatività fisica del corpo umano.
Con l’avvento di tecnologie sempre più complesse, e in particolare con lo sviluppo delle tecnologie dell’informazione, la mediazione tecnologica del flusso di comunicazione tra corpi e identità è diventata più diffusa e indispensabile. Le tecnologie comunicazionali, in qualità di mediatrici delle interazioni tra corpi e identità (o esperienze di sé, o avatar, o persone, soggetti che dir si vogliano), assolvono alle funzioni specifiche di creare e mediare degli spazi e dei gruppi sociali.
I mondi sociali, la forma e la struttura comunitaria si possono fondare in maniera efficace su scambi simbolici in cui il concetto di prossimità risulta essere secondario.
Le tecnologie comunicazionali mettono in crisi le nostre più diffuse convinzioni di comunità e dei corpi che le abitano, convinzioni che presuppongono che le comunità si compongano di aggregati di identità individuali, che ogni identità sia fornita di un unico corpo fisico come involucro e come locus dell’agire umano.
La natura familiare e scontata dei corpi e delle identità, questa storia apparentemente ovvia e tenace che continua ad affermare l’esistenza di un “io” per ogni singolo corpo nasconde, al pari dei concetti di razza e di genere, reti potenti e pervasive, la cui invisibilità serve ad autorizzare e a radicare sistemi di oppressione intrecciati. Non solo le esperienze individuali della corporeità sono – come hanno dimostrato le teorie del genere e del corpo – costrutti sociali; anche la collocazione dell’identità nel corpo è socialmente mediata. La collocazione fisica del soggetto diventa indipendente dal corpo in cui le teorie del corpo sono solite radicarlo, e si colloca in quel sistema di scambi simbolici che è la tecnologia informazionale.
Alle rappresentazioni monolitica dello spazio fisico e virtuale si contrappone la reinvenzione e l’incontro in uno spazio tecnologico concepito come ambiente fisico e sociale, come una sorta di natura all’interno della quale si aggirano soggetti multipli. Il soggetto multiplo è l’enantiomorfo, un essere che si trova al di fuori dal singolo corpo fisico, a cui pure è stato associato per normazione. Il corpo in questione se ne sta seduto da qualche parte di fronte ad un computer, mentre il locus di socialità che dovrebbe essergli associato accade in uno spazio che è irrilevante al corpo stesso. Il cyborg, la personalità multipla, il soggetto tecnosociale implicano una riscrittura radicale del concetto di individuo delimitato.^^^

Se l’immagine è tradizionalmente considerata come la ri-presentazione di una presenza distante nel tempo o nello spazio, di un “è stato” e quindi una presenza assente
che ci tocca, ma non possiamo toccare, l’immagine virtuale è ri-presentazione di un’assenza, poiché nulla è stato, ma assenza che, abolita la distanza tra l’immagine e il modello, è sempre presente: un’iperimmagine, un’immagine autoreferenziale che “non può più immaginare il reale perché coincide con esso”.

Il virtuale emerge in quanto struttura molteplice, potenziale e dinamica che, nell’incessante susseguirsi temporale, rivela delle “punte di realtà”, che non si rinchiudono nel limite della specificazione, bensì sono matrici di continue differenziazioni, senza che vi sia alcun originario modello di riferimento.

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Relazione tra persone e organizzazioni, interessi, storie, comunicazioni, prodotti consumati, dati finanziari, informazioni giudiziarie e sanitarie. Tutto è online e registrato nei database di poche aziende e istituzioni pubbliche. Non sono solo i dati forniti volontariamente dalle persone e quelli raccolti più o meno ad insaputa degli utenti, ma ci sono numerose informazioni ricavate dall’analisi dei dati aggregati da varie fonti. Una volta condivisi, i dati personali vivono di vita propria. La raccolta e la successiva analisi di comprendere, e in taluni casi anche di prevedere, il comportamento degli esseri umani, sia a livello individuale che globale.
Gli algoritmi di analisi comportamentale sono avanzati al punto da poter prevedere la nascita di un bambino quando è ancora nella pancia della madre. Tutto ciò non sarebbe possibile se non fosse per la raccolta e l’analisi dei dati degli utenti. I dati sono la nuova frontiera di Internet, la misura della popolarità di un servizio e la moneta di scambio della rete. I dati degli utenti sono forza lavoro e capitale, il petrolio dell’economia digitale.
Di fatto le aziende (e non solo), tracciano continuamente gli utenti e molto spesso la raccolta è del tutto occulta. Quando non lo è, generalmente non è consentito agli utenti sottrarsi. Talvolta l’utente per difendersi può solo abbandonare il servizio online, disiscrivendosi. E non è detto che non venga tracciato ugualmente. Il cittadino oggi è l’oggetto di una vasta raccolta quasi indiscriminata di dati senza alcun possibilità di scelta e controllo.

LIGHT
PROXIMITY
CAMERAS
MICROPHONES (ULTRASOUND)
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POSITION
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– CELLULAR (TRI-LATERATION)
–  NFC, BLUETOOTH (BEACONS)
ACCELEROMETER
MAGNETOMETER
GYROSCOPE
PRESSURE
TEMPERATURE
HUMIDITY

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La marionetta: un corpo-oggetto che esplicita una potenzialità di movimento attualizzabile soltanto tramite una commistione pre-riflessiva tra l’intenzionalità-burattinaio ed il corpo-materia, nel farsi dell’azione ed in una continua ricollocazione dell’evento.
L’avatar: il corpo-immagine che sembra distaccarsi dal corpo organico per superarne limiti intrinseci; dall’altro, laddove si indaghi l’idea di un corpo come campo aperto di forze e variabili, nel tentativo di esaminare la persistente cesura dualistica tra corpo e psiche, coscienza e materia, rimettendo inoltre in discussione i criteri normativi attraverso cui si discerne il normale dal mostruoso, l’uomo dalla donna, il sano dal malato, il naturale dall’artificiale.

L’avatar appare come immagine di, e fonda il proprio statuto ontologico primariamente sull’apparire graficamente, attraverso, ad esempio, l’immagine di un utente; differentemente dalla marionetta, non ha una diretta manipolabilità. Ci è infatti possibile osservare la marionetta, deposta in un angolo della stanza, amorfa e senza vita, girarvi attorno, studiarla nelle sue caratteristiche in quanto oggetto dotato di peso ed estensione. Attraverso l’uso della marionetta, ci è possibile percepirci come corpo vissuto e come reificazione materiale e cinestetica, e al contempo ci è impossibile percepirci unitariamente e contemporaneamente come entrambi, ma dovremo in qualche modo sopportare il “peso” della duplicità.
«…sono spettatore e allo stesso tempo “sopporto”, come se fosse su di me, l’involucro della marionetta, sono il suo volto e il suo corpo di pura apparenza».
Non ci è possibile vestire l’avatar, far sì che la sua apparenza diventi la nostra attraverso il nostro schema corporeo. Se la marionetta è chiave ermeneutica per una riflessione sulla struttura del virtuale e sulla molteplicità di attualizzazione, in quanto azione, gestualità, l’avatar sottende un discorso mimetico.
Comandare un corpo, non è essere quel corpo.
Dove la marionetta presenta uno schema espressivo, l’avatar rimanda alla rappresentazione.
La marionetta e l’avatar approfondiscono la topologia dell’esserci corporeo la logica mimetica e rappresentativa e il concetto di surrogato/sostituzione di un corpo reale. Pur nella loro specificità, entrambi si rifanno alle fattezze umane, riproducendone l’immagine, stilizzata o stereotipata, riprodotta iper-realisticamente o solamente accennata nei tratti. Entrambi sono caratterizzati da un certo grado di manipolabilità, generalmente pensati per essere utilizzati e maneggiati. Un ulteriore caratteristica che li accomuna è l’effetto perturbante che l’incontro con tali artefatti produce. Il perturbante – come l’opera omonima freudiana specifica – è un effetto di disorientamento nella lettura e nell’interpretazione di ciò che ci viene offerto dalla percezione, e si configura in particolare come un senso di disagio verso un corpo che, a livello cognitivo, non sia possibile discernere immediatamente come vivo o morto, reale o fantasmatico, un corpo tridimensionale e antropomorfo – o enantimorfo – che confonda, cioè, le nostre certezze di categorizzazione del reale e mescoli ambiguamente le nozioni, esperite necessariamente come opposte, di vita e di morte.

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Ma la comunicazione emotiva e del sé a distanza che, quindi, si attua in assenza del corpo, resta per questo un rapporto amputato?

L’apertura, la comprensione e la comunicazione profonda nell’uomo si realizzano anche attraverso l’espressione delle emozioni, nei gesti, nelle espressioni facciali, nella postura, nell’attivazione motoria. Sono anzi questi segnali, piuttosto che le parole a trasmettere il senso più veritiero dei significati mediati dai segni linguistici. Come sembrano aver dimostrato le ricerche sulle microespressioni emotive, esiste un livello di codificazione motoria delle dinamiche affettive nel corpo e nel volto inaccessibile al controllo volontario e perciò non dissimulabile.

– L’alessitimia è un disturbo della regolazione affettiva ed è caratterizzata da una capacità ridotta di identificare, analizzare le emozioni proprie e degli altri. Essa si accompagna anche con un’evidente incapacità di esprimere le proprie emozioni e di entrare in empatia con la dimensione affettiva dell’altro.

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Care
Intimacy
Warmth
Affection
Endearment
Longing
Fondness
Lust
Attachment
Devotion
Adoration
Idolization
Passion
Ardor
Desire
Yearning
Infatuation.

The relationships made possible by communication technologies stimulate the revision of some fundamental assumptions of the concept of presence, as well as of the relationships between body and identity, between individual and group, which become virtual because they disprove the usual rooting of social interaction in the physical performativity of the body human.
With the advent of increasingly complex technologies, and in particular with the development of information technologies, the technological mediation of the flow of communication between bodies and identities has become more widespread and indispensable. Communication technologies, as mediators of the interactions between bodies and identities (or self experiences, or avatars, or people, or subjects, or whatever you wish to call it), perform the specific functions of creating and mediating spaces and social groups.
The social worlds, the community structure and form can be effectively founded on symbolic exchanges in which the concept of proximity becomes secondary.
Communication technologies undermine our most widespread beliefs of communities and the bodies that inhabit them, beliefs that presuppose that communities are composed of aggregates of individual identities, that each identity is provided with a single physical body as envelope and as locus of the human action.
The familiar and obvious nature of the bodies and identities, this apparently obvious and tenacious story that keep saying of the existence of an “I” for each individual body conceals, like the concepts of race and gender, powerful and pervasive networks, whose invisibility serves to authorize and ground intertwined systems of oppression. Not only the individual experiences of corporeity are – as the theories of gender and of the body have shown – social constructs; even the location of identity in the body is socially mediated. The physical location of the subject becomes independent of the body in which the theories of the body are used to root it, and is placed in that system of symbolic exchanges that is information technology.
The monolithic representations of the physical and virtual space are now opposed to the reinvention and the encounter in a technological space conceived as a physical and social environment, as a sort of nature within which multiple subjects are roamed. The multiple subject is the enantiomorph, a being that lies outside the single physical body, to which it has also been associated by standardization. The body in question is sitting somewhere in front of a technological device, while the locus of sociability that should be associated with it happens in a space that is irrelevant to the body itself. The cyborg, the multiple personality, the techno-social subject imply a radical rewriting of the concept of the delimited individual.

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If the image is traditionally considered as the re-presentation of a distant presence in time or space, of a “has been” and therefore an absent presence that touches us, but we can not touch, the virtual image is the re-presentation of an absence, since nothing has been, but absence which, once the distance between the image and the model has been abolished, is always present: an hyper-image, a self-referential image that “can no longer imagine the real because it coincides with it”.

The virtual emerges as a multiple, potential and dynamic structure that, in the incessant timeline, reveals “points of reality”, which do not confine themselves in the limit of the specification, but are matrices of continuous differentiation, without any original model of reference.

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Relationship between people and organizations, interests, stories, communications, consumed products, financial data, judicial and health information. Everything is online and recorded in the databases of a few companies and public institutions. It is not only data provided voluntarily by people and those collected more or less without the knowledge of users, but there is a lot of information derived from the analysis of aggregate data from various sources. Once shared, personal data live on their own life. The collection and subsequent analysis of understanding, and in some cases also predicting, the behavior of human beings, both individually and globally.The behavioral analysis algorithms have advanced to the point where they can predict the birth of a child when it is still in the mother’s tummy. This would not be possible if it were not for the collection and analysis of user data. Data are the new frontier of the Internet, the measure of the popularity of a service and the bargaining chip of the network. User data is labor and capital, the oil of the digital economy.
Actually, companies (and not only) continuously track users and very often the collection is completely hidden. When it is not, users are generally not allowed to escape. Sometimes the user to defend himself can only abandon the online service, unsubscribing. And it is not said that it is not traced anyway. The citizen today is the object of a vast almost indiscriminate collection of data without any possibility of choice and control.

LIGHT
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PRESSURE
TEMPERATURE
HUMIDITY

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The puppet: a body-object that explicates a potentiality of movement that can only be actualized by means of a pre-reflective mingling between intentionality-puppeteer and body-matter, in the becoming of the action and in a continuous relocation of the event.
The avatar: the body-image that seems to detach itself from the organic body to overcome its intrinsic limits; on the other, where we investigate the idea of a body as an open field of forces and variables, in an attempt to examine the persistent dualistic split between body and psyche, consciousness and matter, also calling into question the normative criteria through which the normal from the monstrous, the man from the woman, the healthy from the sick, the natural from the artificial.

The avatar appears as an image of, and bases its ontological status primarily on appearing graphically, through the image of a user, for example; unlike the puppet, it has no direct manipulation. In fact, we can observe the puppet, placed in a corner of the room, amorphous and lifeless, turn around it, study it in its features as an object with weight and extension. Through the use of the puppet, we can perceive ourselves as a lived body and as a reification of material and kinesthetic, and at the same time it is impossible to perceive us unitarily and simultaneously as both, but we will somehow endure the “weight” of the duplicity.
«… I am spectator and at the same time “stand”, as if it were on me, the shell of the puppet, I am his face and his body of pure appearance»

We can not dress the avatar, make its appearance become ours through our body scheme. If the puppet is a hermeneutical key for a reflection on the structure of the virtual and on the multiplicity of actualization, as action, gestures, the avatar underlies a mimetic discourse.
To control a body, it is not to be that body.
Where the puppet presents an expressive scheme, the avatar refers to the representation.
Puppet and avatar deepen the topology of the bodily being the mimetic and representative logic and the concept of surrogate/substitution of a real body. Despite their specificity, both refer to the human features, reproducing the image, stylized or stereotyped, reproduced hyper-realistically or only hinted at in the features. Both are characterized by a certain degree of manipulability, generally designed to be used and handled. A further characteristic that unites them is the uncanny effect that the encounter with these artifacts produces. The uncanny – like the homonymous Freudian work of the same name – is an effect of disorientation in the reading and interpretation of what is offered to us by perception, and is configured in particular as a sense of unease towards a body that, on a cognitive level, it is not possible to discern immediately as alive or dead, real or phantasmatic, a three-dimensional and anthropomorphic – or enantorphous – body that confuses our certainties of categorizing reality and ambiguously mixes the notions, necessarily experienced as opposites, of life and of death.

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But is the emotional communication of the self at a distance, which then takes place in the absence of the body, remains an amputated relationship for this?

Man’s openness, understanding and communication are also realized through the expression of emotions, gestures, facial expressions, posture, motor activation. It is these signals rather than words that convey the most truthful meaning of meanings mediated by linguistic signs. As research on emotional microexpressions seems to have shown, there is a level of motor coding of affective dynamics in the body and face that is inaccessible to voluntary control and therefore not dissimulated.

– Alexithymia is a disorder of affective regulation and is characterized by a reduced ability to identify and analyze one’s own and other emotions. It is also accompanied by an evident inability to express one’s emotions and to empathize with the emotional dimension of the other.

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