Paesaggi della sparizione

Venerdì 7 Novembre, The Others Art Fair, all’interno di THEOTHERSCREEN.
Ex carcere “Le nuove”
via Paolo Borsellino, 3. Torino.
curated by a cura di Like A Little Disaster.

Valentina Dell’Aquila – Flatform – Krišs Salmanis.

Una selezione di lavori video contraddistinti da una riflessione,
a tratti fredda a tratti ironica, sulla relazione tra paesaggio naturale e artificiale, sull’ambiguità della nostra percezione e sulla capacità dello sguardo di costituirsi come strumento di appropriazione del reale.
Un alternarsi di linguaggi e punti di vista attraverso i quali indagare i sottili ingranaggi tra la percezione visiva del paesaggio e
la sua valenza filtrata nella dimensione artistica.
Nel percepire, conoscere e descrivere il paesaggio, l’uomo è al tempo stesso oggetto inscritto nella realtà e soggetto esterno e narrante.
Un dualismo reso evidente dalla messa discussione del meccanismo di costruzione e di riconoscimento dell’immagine
(naturale/artificiale, reale/virtuale).
Tre diverse visioni e interpretazioni dell’idea di paesaggio,
tre diverse storie, origini e generazioni che si incontrano per
la prima volta in un comune campo di esplorazione.
Il titolo del progetto fa riferimento alle Architetture della sparizione di Félix Guattari. Con la globalizzazione è tramontata la possibilità di considerare dei territori a una sola dimensione, chiusi e noti in ogni loro spazio. Il territorio oggi è ricco di stratificazioni, di dimensioni che parlano del diverso modo di viverlo. E la dimensione prismatica della geografia umana, dove i luoghi sono attraversati dalle pratiche dell’azione sociale, dalla cultura che li trasforma e li rinomina.

 

Valentina Dell’Aquila
Non abbiamo paura delle rovine.

Video HD, sound. 4Min. 26Sec. 2014.

La formula della gerarchia centralizzata trova nella distribuzione/ricostruzione organizzativa della metropoli il suo frutto in fiore. Gli organi de-sensualizzanti di tale corpo acefalo auspicato da Bataille sono i nuovi paesaggi di repressione (Strutture scolarizzanti, fabbriche, carceri, etc). Il compositing del paesaggio repressivo ha formulato un nuovo frasario di democrazia degli affetti e una costruzione
di codici sentimentali di annientamento.
La sola arma è l’insurrezione dei corpi (barricate del sentire). Il video narra distanze venose del percepire intervistando i paesaggi oppressi. L’azione programmatica messa in atto per generare le fratture di dissidenza ha come fine la divulgazione per una destituzione urbanistica che avvicina economie piuttosto che corpi. Macchine desideranti assorbite in ecosistemi architettonici. L’azione sull’eliminazione dello spazio è testata attraverso il mezzo performativo. L’assemblamento dei corpi causato dal taylorismo urbanistico è metaforicamente -e liricamente- descritto attraverso il gesto performativo che unisce -letteralmente- cinque corpi umani seguiti nel paesaggio di repressione urbano, tra elementi di soffocamento visivo e corporeo, schiacciato da dispositivi di aggregazione forzata e controllata. Svolgere attività con il peso di uno spostamento
di massa per economizzare il flusso.
Una rivoluzione in ogni giorno della vita.

 

Flatform.
Un Luogo a Venire.

7Min. 30Sec. Dialoghi in Italiano, sottotitoli in Inglese. HD, colore, stereo. 2011

Un Luogo a venire è un video sui reciproci rimandi che si instaurano tra la nuda descrizione di n luogo e la sua concreta manifestazione.
La struttura narrativa di questo lavoro parte dalle caratteristiche percettive che si sviluppano in una particolare condizione meteorologica, la nebbia. Come nella nebbia, in questo video i suoni precedono la realtà non ancora palesata. Un voice over inoltre anticipa, della realtà a venire, una descrizione orale. In ogni sequenza viene anticipato lo scenario di quella successiva. Suoni e voice over, dunque, producono l’annuncio di scenari non ancora concretizzatisi davanti ai nostri occhi. La presenza di ogni luogo ha un prima, i suoi suoni e la sua descrizione, e un dopo, la sua comparsa visiva, esplicitando così la domanda: qual’è il presente.
In luogo rappresentato in questo video non evolve però in base a semplici linee temporali, ma secondo quella particolare modalità di attraversamento che è la nebbia e che, in questo video, viene intesa come una sorta di nome collettivo nel quale raggruppare sotto un unico genere tutti gli elementi della realtà preconizzata: il luogo a venire.

 

Krišs Salmanis
Swelter.

Film 35mm trasferito su dvd, 08:20, 2009.

Solo dopo aver osservato per lungo tempo la scena di un languido e afoso paesaggio lettone che ci si rende conto che l’albero in primo piano, inizialmente posizionato sul lato sinistro del paesaggio, non si trova più nella sua sede originaria, si è spostato sull’estremità opposta. L’albero sembra mosso dal vento, un movimento leggero e impercettibile, quasi invisibile ad uno sguardo distratto e frettoloso. Questo impercettibile slittamento della realtà permette di percepire il ritmo del mondo che si ripete indipendentemente dalla nostra volontà e che noi possiamo influenzare solo lievemente.
Gli scenari naturali, gli alberi, una strada di campagna, una scena d’estate sono soltanto elementi visivi di un linguaggio, usati da Salmanis per enfatizzare, per contrapposizione, la sensazione di alienazione urbana, che non permetterebbe a nessuno di osservare un albero che si muove lentamente.

Friday, November 7th, The Others Art Fair – THEOTHERSCREEN
Ex carcere “Le nuove”
via Paolo Borsellino, 3. Turin.

A video works’ selection characterized by a reflection, sometimes cold sometimes ironic about: the relationship between natural an unnatural landscape, the ambiguity of our perception and the gaze’s ability to carve out as a reality appropriation tool. A succession of languages and points of view through which check on the subtle wheels between the visual landscape’s perception and its value, screened in the artistic dimension.
Man is an object involved in the reality and, at the same time an external subject in perceiving, experiencing and describing the landscape. A dualism made obvious by the calling into question of the image construction’s mechanism (natural/unnatural, real/unreal).
Three different views and interpretations about landscape, three different stories, origins and generations meeting themselves for the first time, in a common sphere of exploration.
The project’s title refers to Félix Guattari vanishing Architectures. Thanks to globalization, the possibility to consider some areas closed in their own space has finished. Nowadays territory is rich in stratifications and dimensions that talk about the different way of experiencing it. It’s the prismatic dimension of the human geography, where places have been transformed by social activities and by culture.

 

Valentina Dell’Aquila
Non abbiamo paura delle rovine.

Video HD, sound. 4Min. 26Sec. 2014

The centralized hierarchy model finds its core in the metropolis’ organizational distribution/reconstruction. The de-sensualized parts of this acephalous body (Bataille) are the new repressive landscapes
(schools, factories, prisons, etc.).
Landscape repressive’s composting has created a new affections’ democracy language and a construction of emotional destruction’s code. The only “weapon” is the bodies’ rising (barricades of feeling).
This video tells the distances of perceiving, interviewing oppressed landscapes. The programmatic action to generate features of dissent has an aim: the spreading for an urbanistic dismissal to draw up rather economies than bodies. Desiring machines absorbed in architectural ecosystems. The space deletion’s action is tested through the performative means. The bodies’ assemblage is metaphorically and lyrically described through the performative act; this act literally combines five human bodies, followed into the urban repressive’s landscape, between visual and physical elements of suppression and crushed by forced and controlled cluster devices. Doing some activities to economize the flow, with the load of a mass displacement. An everyday life revolution.

 

Flatform
A place to come.

7Min. 30Sec. HD, color, stereo. 2011

A man with two dogs crosses a landscape. A place to come.
A person walks along a ridge and stops to look at the skyline. Other people run while nature shrinks a back to its enigmaticness. In this video landscape doesn’t evolve according to simple time curves, but according to the particular mode of crossing of a weather element: fog.
“A place to come” is a video about the mutual references between the plain description of a place and its concrete demonstration. The narrative structure of the work starts from the perceptive features that are developed by the presence of fog.
In this video, the reality that is still not expressed is anticipated by sounds. Just as it happens in case of fog.
Moreover, a “voice over” describes the reality to come. In each sequence, the setting of the next scene
is anticipated by voice over and sounds.

 

Krišs Salmanis
Swelter.

35mm film transferred to DVD, 08:20, looped, 2009.

Only after having observed the scene of a muggy Latvian landscape for a long time, you notice that the close-up tree, initially on the left side of the landscape, isn’t situated more in this position, but moved to the opposite one. This tree seems to be wind-tossed, in a light and imperceptible movement, sometimes invisible in a quick look. This imperceptible reality slide enables to perceive the rhythm of the world, that is repeated apart from our will and we can only affect it lightly.
Natural landscapes, trees, a country road and a summer scene are just visual elements of a language, employed by Salmanis to emphasize – by contrast – the sensation of urban’s alienation that doesn’t allow to anybody to see a tree moving slowly.