Hannu Karajlainen – “Woman with blond hair”

1, 2, 3, August 2013, Polignano a Mare (Ba), curated by Giuseppe Pinto.

Hannu Karajlainen.

1, 2, 3, Augosto 2013, Polignano a Mare (Ba), a cura di Giuseppe Pinto. L’opera sarà visibile dal Ponte Lama Monachile e dalla Balconata Cala Porto dalle ore 20:00 alle ore 5:00.

Hannu Karajlainen.

Like a little disaster e Omphalos sono felici di presentare un novo progetto dell’artista finlandese Hannu Karajlainen curato da Giuseppe Pinto.
A distanza di pochi mesi dalla presentazione di “Man in blue shirt” nella mostra FATAMORGANA#1 per la galleria Omphalos l’artista ritorna in territorio pugliese con una videoinstallazione appositamente pensata per l’occasione.

“Ho sempre tentato. Ho sempre fallito. Non discutere. Fallisci ancora. Fallisci meglio”.

S.B.

– Ah volare!
- Ah cadere!

Cadere è una delle pratiche e metafore più massicciamente ricorrenti nella modernità. CADERE si distingue, per intenzioni e risultati, dal più generico e “spensierato” VOLARE. 
Il volo modernista prevede una concettualizzazione del vuoto, una presentazione non performativa e soprattutto una certa dose di romanticismo, come il salto nel vuoto di Yves Klein. Cadere ha invece sicuramente complicazioni psicologiche con il fantasma del fallimento, che si aggira sempre tra di noi da più di un secolo, ma anche qualcosa di aderente a quel fare artistico che presuppone una traiettoria, una direzione, l’insistenza sulla forza di gravità e soprattutto sulla fissazione di un evento che aggiunge qualcosa, o supplisce, al panorama quotidiano. 
La caduta ha sempre affascinato gli artisti, da Tintoretto a Bruegel il Vecchio, da Bruce Newmann a John Baldessarri, da Barnett Newman a Jackson Pollock, da Buster Keaton alla ricerca artistica, simbolo e manifesto di questa volontà, di Bas Ian Arder.
Naturalmente la contemporaneità vi aggiunge di suo alterazioni psicologiche, sentimentali o dichiaratamente processuali. Aggiunte e supplementi già contenuti nella storia etimologica della parola “fallire”. Le cose accadono e cadono, dopo un volo più o meno breve. L’aspirazione, o l’oggetto del desiderio, non è più volare, lanciarsi, e rimanere, in volo ma ricadere, con una precisa intenzione, a terra, con la sola eccezione di un romantico e ingannevole salto nel vuoto. Uno stato di antigravità, di sospensione o levitazione, l’attrazione per il vuoto, cadere e fallire come atti di resistenza.

“una conclusione apparentemente inaccettabile, che deriva da premesse apparentemente accettabili per mezzo di un ragionamento apparentemente accettabile”

M.S.

E’ strano come le opere di Karjalainen possano minacciare la nostra visione, ostacolare la relativa facilità con cui di solito percepiamo il tempo e lo spazio.
Molte delle sue opere sembrano ignorare le leggi della natura, si incontrano “paesaggi” in cui non regnano le forze regolatrici di questo mondo. Come Zenone di Elea Karjalainen definisce raffinati paradossi in cui si alternano propositi a favore e contro la divisibilità infinita del tempo e dello spazio. La logica comune non può essere applicata in queste opere, questo mondo non è il loro quadro di riferimento. Le opere di Karjalainen generano uno stato di sospensione in senso letterale e figurato, uno stato di continuo rinvio in cui i protagonisti sembrano sentirsi a loro agio.
L’espediente del ralenti aiuta a riconoscere ogni movimento in modo chiaro e preciso – in un’azione che sembra sia implodere che esplodere, esibendo anche una sorta di lotta alla sopravvivenza in scala monumentale. Nei video vi è spesso grande enfasi sugli accadimenti esterni alla superficie della proiezione che a sua volta lotta per contenere la tensione degli eventi rappresentati.
La fotografia e le luci delle sue opere sono volutamente artificiali, i movimenti sembrano ambigui e falsi, la coerenza degli oggetti subisce una continua minaccia. Il mondo parallelo di Karjalainen è attentamente orchestrato, nella sua complessità assume le forme di una struttura dove più anomalie diventano compossibili e in cui si manifesta la debolezza della nostra capacità di discernimento e i limiti di alcuni strumenti intellettuali adottati dal ragionamento.

Hannu Karjalainen ha recentemente preso parte alla mostra “Il Museo privato” a cura di Giacinto Di Pietrantonio e M. Cristina Rodeschini, GAMeC, Bergamo, e alla mostra “Broken Fall” a cura di Giovanni Iovane e Alessandra Pace, Galleria Astuni di Bologna. Negli ultimi tre anni ha esposto le sue opere in importanti musei e gallerie private tra cui; Bryce Wolkowitz Gallery, New York – Kunsthalle Helsinki – Kiasma Contemporary Art Museum, Helsinki – Studio at Kunsthalle Helsinki – Gallery Rotwand, Zurigo – Korjaamo Gallery, Helsinki – Tampere Art Museum, Finlandia – Rotwand Gallery, Zurigo – Galerie Adler, Fracoforte/New York – Kunsthalle Lophem, Bruges, Belgio – Helsinki City Art Museum – Sammlung Hoffmann, Berlino – Artissima, Gallery Taik, Torino – Armory Show, New York – Borås Art Museum, Borås, Svezia –Parrotta Contemporary Art, Stoccarda – Engholm Engelhorn Galerie, Vienna. Nel 2013 l’Alvar Aalto Museum (Fi) gli dedicherà una mostra personale.

1, 2, 3, August 2013, Polignano a Mare, curated by Giuseppe Pinto. The work will be visible from the Bridge Lama Monachile and from the Balcony Cala Porto from 20:00 to 5:00.

Hannu Karajlainen.

Like a little disaster and Omphalos are happy to present a new project of the Finnish artist Hannu Karajlainen curated by Giuseppe Pinto.
After few months from the presentation of “ Man in blue shirt” in the show FATAMORGANA#1 , the artist comes back in Puglia with a video installation created specifically for this occasion.

“Ever tried. Ever failed. No matter. Try again. Fail again. Fail better.”

S.B.

To fall is one of the practices and more recurrent metaphors in the modernity. TO FALL distinguishes it, for intentions and results, from the most generic and carefree TO FLY. The modernist flight means a conceptualization of the emptiness, a presentation not performative and above all a certain dose of romanticism as the jump in the void of Yves Klein. Instead , to fall has surely psychological complications with the ghost of the failure ,that always wanders between us from more than one century, but it is also something adherent to that artistic process that implies a trajectory, a direction, the insistence on the force of gravity and above all on the fixation of an event that adds something, or it make up for, to the daily panorama. The fall has always fascinated the artists, from Tintoretto to Brugel il Vecchio, from Bruce Newmann to Jhon Baldessarri, from Barnett Newman to Jackson Pollock, from Buster Keaton to the artistic research, symbol and manifest of this will, of Bas Ian Arder. Of course , contemporaneity adds it psychologicals, sentimentals or trials alterations. Additions and supplements already contained in the etymological history of the word “to fail.” Things happens and falls , after a more or less brief flight. Ambition, or the object of desire, is not anymore to fly, to launch and remain in flight, but it is fall down again with a precise intention, with the only exception of a romantic and deceptive leap into the void. A condition of anti-gravity , suspension or levitation ; the attraction for the void , to fall and to fail as acts of resistance .
It’s odd to see how the works of Karjalainen can threaten our view , how it can obstruct the relative aptitude with which we usually perceive the time and the space. Many of his works seem to ignore the laws of the nature, we meet “landscape” in which the regulatories powers of this words don’t reign. As Zenone di Elea, Karjalainen defines refined paradoxes in which intentions are alternated in favor and against the endless divisibility of time and space. Common logic cannot be applied in these works, this world is not their picture of reference. The works of Karjalainen produce a state of suspension in literal and figured sense, a state of continuous delay in which the protagonists seem to feel at ease.
The expedient of the slow-motion helps to recognize every movement in clear and precise way – in an action that seems both implode and explode, exhibiting a sort of survival fight ( struggle to the survival? ) in monumental scale. In the video there is often great emphasis on the external events to the surface of the projection that in turn fight to contain the tension of the represented events. The photo and the lights of its works are intentionally artificial, the movements seem ambiguous and false, the coherence of the objects suffers a continuous threat. The parallel world of Karjalainen is attentively orchestrated, in its complexity it assumes the forms of a structure where several anomalies become possible and in which it manifests the weakness of our ability of discernment and the limits of some intellectual tools adopted by the reasoning.