Fatamorgana #2

19 May – 30 September 2013, Omphalos Terlizzi (Ba), curated by Giuseppe Pinto.

Jenny Åkerlund, Anna Wignell.

19 May – 30 September 2013, Omphalos Terlizzi (Ba), a cura di Giuseppe Pinto.

Jenny Åkerlund, Anna Wignell.

Se nel primo capitolo – che ha coinvolto le opere di Knut Åsdam, Søren Thilo Funder, Sigurdur Gudjonson, Hannu Karjalainen, Nina Lassila, Trine Lise Nedreaas, Sini Pelkki – l’esperienza sensoriale è stata dominata dalla presenza del corpo umano come elemento retino totalizzante, ora sembra di avventurarsi in un percorso privo di connessioni o appigli alla realtà sensibile. Il visitatore si ritrova all’interno di uno spazio asettico e minimale, di fronte a opere che sembrano concepite come forme e intellettualizzazioni estetiche, sottratte dalla facoltà di raccontare. 
Gli ambienti non manifestano alcuna volontà rappresentativa e nel decifrare gli elementi di una situazione così ermetica il visitatore ritroverà il proprio corpo, i propri movimenti nello spazio, la propria ombra come gli elementi generativi dell’esperienza visiva. Questo dato cognitivo traccerà una nuova prospettiva interpretativa sulla natura e sulla valenza delle opere. Una valenza anche narrativa, che apre alla possibilità di fusione di ciò che è stato con ciò che è, con la personalità di chi lo fa, qui ed ora, attraverso la propria esperienza.
Forme e concetti come possibili mediatori emozionali, metafore di una dimensione dell’esistenza che si appropria e rimanda, che sfiora e scompiglia.
La storia dell’arte contemporanea ha provato a stabilire dei principi abbastanza rigorosi nell’affrontare generi e linguaggi. Da qualche anno si assiste però a una sorta di spontanea messa in discussione dei dogmi e degli stereotipi in cui si è provato a convogliare il fare dell’arte e dell’artista, e in questo percorso si trovano a proprio agio le due artiste. La fusione stilistica e la libertà compositiva caratterizzano l’arguto agire di Åkerlund e Wignell, un procedere che assorbe le esperienze passate – anche molto recenti – e ce le restituisce in maniera del tutto personale e priva di condizionamenti. Attraverso poetiche autonome le due artiste pongono riflessioni estetiche e politiche sottilmente citazioniste, utilizzando le esperienze storiche per attraversare successivi territori del pensiero e della forma.
Alle artiste è stato anche chiesto di negoziare o problematizzare ulteriormente le potenzialità di significazione delle loro installazioni museali, per dimensioni e complessità, all’interno dello spazio privato di un’abitazione domestica.

Il progetto Fatamorgana#2 è supportato dalla Swedish Art and Grant Committee, Konstnärsnämnden.

The second chapter of FATAMORGANA project involve, for first time in Italy, the installations of the swedish artists Jenny Åkerlund and Anna Wignell.

If in the first step – with Knut Asdam, Søren Thilo Funder, Sigurdur Gudjonson, Hannu Karjalainen, Nina Lassila, Trine Lise Nedreaas, Sini Pelkki – the sensorial experience has been dominated by the human body as an all-encompassing visual presence. With Jenny Åkerlund and Anna Wignell installations seems to venture in a path without connections to “sensible word”. The visitor finds himself in a minimal and dry space, in front of works conceived as forms and aesthetic intellectualization, they seem deprived from the faculty “to tell stories”.
The installations investigate the visual border between material / immaterial, explore the periphery of the visual perception.
The framework doesn’t reveal any desire to represent or narrate, and in working out an inscrutable context like this, the visitor will find his body, his movements in the space, his own shadow as generative elements of the visual experience / knowledge. Whit this cognitive element the visitor is able to assign to the pieces also a narrative value, open to the possibility of merging what was with what is, history with the personal experience of the present.
Forms and concepts as possible emotional mediators, metaphor for a dimension of life that is taken in and returned, that brushes against and subverts.
The history of contemporary art has tried to establish rather inflexible rules in addressing genres and languages. But now, for several years, we have been seeing a spontaneous questioning of the dogmas and tereotypes in which we have tried to fit artists and the making of art, on this side move the research of the two artists. The fusion of styles and compositional freedom characterize Åkerlund and Wignell witty action, they have assimilated examples from the past and brought them back in a completely personal manner and unconditioned.
Through completly autonomous poetics, the two artists offering aesthetic and political reflections that draw slightly on quotations, using past experiences to explore new territories of thought and form.
The artists were also asked to negotiate and further problematize the potential of signification of their museum installations, for dimention and tecnical complexity, within the private space of an home.