Falling through the cracks

14 January – 10 February 2014, L.A.L.D.SPACE, Torre Santa Susanna (Br), curated by Giuseppe Pinto.

Phillip Warrnell – Jean Luc Nancy, Nico Bellomo, Matteo Cremonesi, Bruno De Sario, Flatform, Hannu Karjalainen, Kensuke Koike, Davide Tuberga, Alejandro Vidal.

Dal 14 gennaio a 10 febbraio 2014.
L.A.L.D. SPACE, via Garibaldi 7. Torre Santa Susanna (Br).

Phillip Warrnell – Jean Luc Nancy, Nico Bellomo, Matteo Cremonesi, Bruno De Sario, Flatform, Hannu Karjalainen, Kensuke Koike, Davide Tuberga, Alejandro Vidal.

Falling through the cracks è un progetto di Like A Little Disaster curato da Giuseppe Pinto coadiuvato da Valentina Dell’Aquila.

Il nucleo centrale della mostra è rappresentato dall’ormai storica opera Outlandish: étranges corps étrangers – recentemente oggetto di una presentazione personale presso MoMa di New York – dell’artista Inglese Phillip Warnell con la collaborazione del il filosofo francese Jean Luc Nancy. Il film della durata di venti minuti sarà presentato per la prima volta con il testo di Nancy tradotto in lingua italiana. L’edizione italiana è stata prodotta da L.A.L.D. e realizzata da Mariangela Pellegrini.
Un odissea nel mediterraneo suddivisa in nove capitoli in cui si alternano immagini di un galeone guidato “telepaticamente” da un polipo in un cubo di vetro e del filosofo Jean Luc Nancy che dal suo studio di Strasburgo ci guida ipnoticamente in un percorso che sosta sul concetto di intruso, di “corpo estraneo”, estraneità e straniero, dei confini e delle barriere fisiche e mentali. Una riuscita collaborazione che conferma l’attitudine collaborativa del filosofo con artisti come Claudio Parmiggiani, Claire Denis, Mathilde Monnier, Abbas Kiarostami, Simon Hantai.
Nel suo complesso Falling through the cracks tenta di trovare delle corrispondenze tra la pratica artistica di alcuni dei più interessanti esponenti della scena artistica nazionale ed internazionale e alcune attitudini ed evoluzioni del pensiero filosofico contemporaneo. Queste due configurazioni culturali aspirano ad essere perennemente differenti da sé stesse, filosofia e arte contemporanea non sono solo l’ambito della sapienza o dell’egemonia speculativa, esse sono pratiche, esercizi performativi costantemente difformi e rigenerati, il cui istinto primario dimora nello spostare incessantemente il fulcro identitario che le qualifica e classifica. Entrambe, invece, identificano sé stesse con qualcosa di sempre diverso.

Per afferrare il senso di questa dinamica divergente non sono più sufficienti i classici strumenti di indagine, servono dispositivi che si pongono in una dimensione di trasversalità, che scivolano negli interstizi, negli incavi, nel mezzo. Gli strumenti e le categorie tradizionali pressano verso la definizione della fedele delle cose, pretendendo di stabilire cosa esse sono, trascurando il fatto che ogni volta che si tenta di definire qualcosa si definisce anche e contemporaneamente ciò che essa non è. Siamo stati abituati a trascurare inesorabilmente quello che è successo, o quello che potrebbe succedere, rimanendo come sovrastati dal presente, dallo status quo delle cose. Ma non appena spostiamo lo sguardo indietro o di lato, ecco che scopriamo cose incredibili e straordinarie. Un approccio antiaccademico ci permetterebbe di vedere che l’arte contemporanea, proprio come la filosofia è un inspiegabile cumulo di esperimenti falliti. Questo fatto andrebbe inteso in senso positivo, non come una chiusura, ma come un’apertura, come una condizione esperienziale e sperimentale con proprietà rizomatiche.

Arte filosofia contemporanea possiedono la straordinaria capacità di analizzare le cose, riuscendo a non trascurare il loro lato opposto, quello che non sono o che ancora non sono, quello che non c’è più o quello che non c’è ancora. Dove lo sguardo comune vede distendersi fluido e senza ostacoli del tessuto continuo della normalità, artisti e filosofi intravedono fratture, capovolgimenti e lacerazioni. Nemmeno il concetto di opera aperta può essere più sufficiente; l’opera d’arte contemporanea non solo è aperta, ma è come una maschera auto-ribaltante che “incarna” una contraddizione vivente. L’ingranaggio che avvicina il pensiero filosofico alla pratica e al pensiero artistico è proprio l’idea di muoversi sempre in territori e pratiche contraddittorie. Nella contraddizione si condensa sempre un’immensa ricchezza, un immenso piacere. L’arte – e la filosofia che tenta di definirla – prende coscienza della propria natura contraddittoria e problematica già 1969 quando Joseph Kosuth scriveva “l’arte è la definizione dell’arte”. Da quel momento l’arte diventa anche il tentativo perenne di auto definizione.

Dal 14 gennaio al 10 febbraio 2014
L.A.L.D. SPACE
(solo su appuntamento)
Via Giuseppe Garibaldi, 7.
72028 Torre Santa Susanna (Br).

LIKE A LITTLE DISASTER è un’organizzazione non profit, una piattaforma nomade per l’arte e il pensiero contemporaneo, fondata nel 2013 da Giuseppe Pinto e Paolo Modugno.