Antonio Trotta. Soltanto il nulla è senza luce

Curated by Like A Little Disaster
 
October 1th / November 15th, 2016
 

Like A Little Disaster è orgogliosa di presentare “Soltanto il nulla è senza luce”, una mostra personale dell’artista italo-argentino Antonio Trotta, uno dei maggiori esponenti dell’arte internazionale degli ultimi cinquant’anni. Trotta è un artista poliedrico che, fin dalla seconda metà degli anni sessanta, ha ricercato, immaginato, costruito un linguaggio coerente, anticipatore, spesso solitario ma sempre libero da condizionamenti esterni. Un linguaggio che appartiene a un universo mentale che non si lascia imprigionare da categorie chiuse o vincolanti. Il suo linguaggio ha dilatato i confini di innumerevoli campi di ricerca; performance, video, parole, fotografia, installazioni ambientali, scultura. La sua pratica ha sfiorato, senza mai lasciarsi irretire, molte correnti e attitudini dell’arte contemporanea; dalle avanguardie moderniste allo spazialismo, dal concettuale al minimalismo, dal postmodernismo all’arte ambientale.
La mostra costituisce uno spunto di riflessione sul suo percorso artistico attraverso alcuni momenti topici, in particolare quelli legati al suo interesse per la luce come medium, fenomeno e concetto. Essa è intesa da Trotta come entità nella quale emerge limpidamente la potenza disvelatice del pensiero, in relazione ai caratteri di contingenza e di trascendenza connaturati all’Esserci. Luce rivelatrice che ci conduce oltre ciò che vediamo. Attraverso un ossimoro potremmo dire che, con le opere di Trotta, la luce diviene pura e “concreta” astrazione, si presenta allo stesso tempo quale medium e contenuto, unione perfetta tra presentazione e rappresentazione di sé.
 
Opere in mostra:
Paquete especial (1966-2016). L’opera è stata esposta unicamente alla Galleria Castagnino di Buenos Aires nel 1967, ed è stata riprodotta per l’occasione e presentata per la prima volta in Europa. L’opera è caratterizzate da un sicuro interesse per le geometrie minimaliste e dall’utilizzo di materiali di origine industriale e edile che gli permettono di dar vita ad opere modulari perfettamente adattabili ad ogni ambiente e ad ogni tipo di installazione. Paquete especial è una scultura formata da un tubolare in alluminio che avvolge, o “impacchetta” un raggio di luce formato da un gruppo di tubi di plexiglas, materiale usato per la sua innovativa immaterialità luminosa, per il suo essere inesistenza modellabile o luce materializzata. Paquete especial è un’opera che, come scrive Jorge Glusberg, “(…) permette allo spettatore di partecipare in modo nuovo, operando da se la scelta dei messaggi che è in grado di ricevere. L’osservazione di un’opera classica riflette una totale subordinazione ad un ordine autoritario ed assoluto (che può essere identificato sia nella posizione sia negli ideali dell’artefice). La visione contemporanea introduce una forma di comunione fra pubblico ed artista che è completamente diversa da quella tradizionale. La nuova opera d’arte crea una diversa dimensione di godimento estetico; non è posta davanti al pubblico, ma lo avvolge, lo costringe a partecipare, in un rapimento cosciente, ad una nuova forma di convivenza sociale e di disciplina intellettuale”. Paquete especial condivide lo spazio ed è posta in dialogo con una serie di opere più recenti dell’autore, i Sospiri (1999-2016) in cui il marmo sembra trasformarsi in foglio scosso dal vento o in cui, come ha acutamente osservato Lea Vergine, “il tradizionale viene ribaltato (…) i Sospiri simulano, fino al trompe l’oeil, il movimento, la levità; sono un gioco di prestigio, una magia, un tour de force settecentesco. (…) Trotta muta la pesantezza della materia in una miracolosa leggerezza. Ma la parodia (il mondo alla rovescia) e il paradosso (l’assurdo, l’inconcepibile) danno, in lui, risultati che, ispirati da una sorta di classicismo, paiono enigmatici, mai sondabili a fondo.”
I sospiri sono delle ”sequenze marmoree” fissate come quadri, ogni sospiro è diverso dall’altro e si distingue per il movimento e la luce che lo scultore esprime ed imprime nella materia. Pur nella loro totale autonomia estetica, sia “Paquete especial” che i “Sospiri” sono animati da una comune forza ispiratrice. In entrambe le opere la luce non si identifica con il reale ma piuttosto con una condizione mentale attraverso la quale indagare i limiti della visibilità e dell’illusione, così come la tangibilità e intangibilità di una materia che sovverte la rappresentazione spaziale delle opere. La luce mostra se stessa nel farci vedere, cioè nel rendere possibile la visione; allo stesso modo, le idee vengono intuite nel loro farci pensare, per il fatto cioè che rendono possibile il nostro pensiero. E come l’atto del vedere non è distinguibile dagli oggetti della visione, così l’atto del pensare non è distinguibile dai concetti pensati.
Altra opera appositamente rieditata per la mostra è Schema 8: Accoppiamento (1968-2016) presentata unicamente alla 34 Biennale di Venezia del 1968. La sua ideazione e realizzazione nasce durante il periodo che Trotta sceglie di trascorrere a Roma in preparazione della Biennale. Si tratta della riproduzione fotografica notturna di una galleria romana da cui si prolungano, nello spazio reale della mostra, tubi al neon che la illuminano. L’opera, come tempestivamente osservò Germano Celant, “(…) cerca di avvicinare l’osservatore e non di estraniarlo, si pone direttamente in contatto con il soggetto-fruitore coinvolgendolo spazialmente, generando un’inaspettata sensazione di perdita del limite tra reale ed irreale.”
Da questo doppio gioco di prospettive e visioni, l’esperienza è contemporaneamente oggettiva e soggettiva, materiale ed immateriale, reale ed irreale, con l’ambiguità sufficiente affinché l’osservatore partecipa senza proporsi definizione alcuna dal punto di vista razionale o individuale. Con questa opera assistiamo, per la prima volta nell’opera di Trotta, alla sua tipica attitudine nel generare infiniti equivoci visivi in cui rende verosimile l’improbabile, all’interno di un sistema perennemente in bilico tra finzione e realtà e dove le opere si mostrano per la loro natura di simulacri.
Con la Finestra su vetro, 1972 (light box, emulsione su vetro, 90 x 90 x 12 cm.) Antonio Trotta crea un cortocircuito tautologico che dipende dalla coincidenza fra il materiale visualizzato (il vetro) e quello usato come supporto. La fotografia emulsionata su vetro raffigura la finestra dello studio milanese dell’artista, quando è spenta, la lampada ha l’aspetto “notturno” della finestra reale; quando è accesa, ha l’aspetto della finestra “di giorno”. Non solo l’idea precede l’azione, ma in qualche modo l’opera sembra contenere se stessa, l’oggetto reale corrisponde ad un oggetto ideale e preesistente.
Colonna con luce 1972 (Marmo inciso, luce, 40 x 40 cm) è una delle prime esperienze di lavorazione del marmo parte di Trotta e, anch’essa, realizzata in collaborazione con l’architetto Giorgio Tagini. Si tratta di un blocco di marmo scolpito ed illuminato internamente, acceso mostra la base di una colonna scomposta nelle sue proiezioni ortogonali, una volta spento torna ad essere semplicemente la geometria materica di un cubo di marmo. La luce attraversa le trame dell’origine e della storia, seguendo una circolarità temporale che, citando Borges, vede il passato ritornare eternamente a far parte del presente. Ancora sul concetto di luce è Lampada sferica, 1962-72/2016 (Plexiglass, luce. 40 x 40 cm.) anch’essa rieditata per la mostra. Un cubo luminoso dal quale si stacca uno spicchio anch’esso, indipendentemente, luminoso. Il fascino per il minimalismo geometrico spinge Trotta a scavare nel cubo, per vedere cosa “C’è” dentro. Dividere, sezionare la forma cubica esplorando innumerevoli intenzioni estetiche e concettuali. Il piacere estetico di vedere una luce separata, una luce divisa in due parti; la fonte luminosa che, generalmente siamo abituati ad identificare nella sua unicità emissiva, si presenta in forma di solido frazionato che può essere, mentalmente, ricongiunto.
Libro letto nel ’70, (1970, 23 x 15 x 3 cm.) è una stampa su una lastra di perspex trasparente, raffigura invece la copertina di un libro, Carme presunto di Borges, che, poiché letto e interiorizzato, diventa trasparente e illuminato, richiamando l’idea stessa della letteratura borgesiana. Tale procedimento non esclude il piacere della visione: non siamo di fronte a una pura operazione concettuale, ma a una presenza concreta, per quanto ambigua. «Il mondo e il libro si rimandano eternamente e infinitamente le loro immagini riflesse. Questo potere indefinito di riverberazione, questo scintillante e illimitato moltiplicarsi che è il labirinto della luce che peraltro non è un nulla, sarà allora tutto ciò che troveremo, vertiginosamente, in fondo al nostro desiderio di capire».
 
Biografia:
Nasce nel 1937 a Paestum. Trasferitosi in Argentina, nel 1960 è fra i promotori del gruppo SI. Inizia la sua attività espositiva al Museo de Arte Moderno e all’Istituto Torcuato Di Tella a Buenos Aires, e nel 1968 è invitato alla Biennale di Venezia a rappresentare il Padiglione Argentino. Dalla fine del 1969 fino al 1973 Trotta collabora con la Nizzoli Associati, con interventi di “progettazione totale” che coinvolgono in équipe architetti, grafici, artisti e critici, realizzando progetti d’architettura e urbanistica in Italia e all’estero (Taranto, Cremona, Siviglia, ecc.). Realizza anche alcune copertine per la rivista “L’Architettura. Cronache e Storia” diretta da Bruno Zevi. Tiene personali alla Galleria François Lambert di Milano (1970), alla Galleria Christian Stein di Torino (1971, 1977), alla Galleria Marilena Bonomo di Bari (1972), alla Galleria Maddalena Carioni di Milano (1972), alla Galleria Editalia, Qui Arte Contemporanea di Roma (1974), alla Galleria Borgogna di Milano (1976), alla Galleria Toselli (1975), allo Studio Cesare Manzo a Pescara (1983), alla Galleria Artra di Milano (1986, 1999), alla Galleria Piero Cavellini di Milano (1987), alla Galleria Cardi a Milano (1990), alla Galleria Carini di Firenze (1993), all’Istituto de Cooperacion Iberoamericana di Buenos Aires (1995), alla Galleria Omphalos di Terlizzi (1998, 2008). Partecipa a mostre collettive alla Biennale di Venezia (1976, 1978, 1990), all’ Instititute for Contemporary Art di Londra (1974), all’Internationaal Cultureen Centrum di Antwerpen (1975), al National Museum di Osaka (1979), alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma (1980), al PAC di Milano (1982, 1988, 1989), ala Biennale di Lione (1984), alla Galleria Martano di Torino (1984), alla Fondazione Europea Dragan a Milano (1986), alla Galleria Bianca Pilat di Milano e alla Galleria Oddi Baglioni di Roma (1990), alla Galleria d’Arte Moderna di Udine (1997), alla Arte Studio Invernizzi e alla Galleria Artra di Milano (2000), al Centro Cultural La Recoleta, Buenos Aires (2007), alla Galleria d’arte Moderna, Palazzo Forti , di Verona (2007), al Palazzo della Triennale di Milano (2009), alla Fondazione Pomodoro di Milano (2010), alla Fundación PROA di Buenos Aires (1998, 2011) al Museo MAMBA di Buenos Aires (2015, 2016), alla Bocconi Art Gallery, Università Bocconi, Milano (2015)
Nel 2007 ha inaugurato il Museo archivio Antonio Trotta a Stio. È membro dell’Accademia Nazionale di San Luca dal 2009.
 
Like A Little Disaster is proud to present “Soltanto il nulla è senza luce”, a solo exhibition by Italian-Argentinian artist Antonio Trotta, a leading exponent of international art in the last fifty years. Trotta is a versatile artist who has been researching, conceiving and building a coherent language that has always been pioneering, often lonely but always free from outer constraints, since the end of the sixties. A language that belongs to a mental universe that cannot be imprisoned by closed or binding categories. His modus operandi has expanded the boundaries of countless fields of research; performance, video, words, photography, environmental installations, sculpture. His practice has touched, never fallen for, many currents and attitudes of contemporary art; from modernist avant-garde to spatialism, from conceptual to minimalism, from postmodernism to environmental art.
The exhibition is food for thought on his artistic path through some topic moments, especially those linked to his interest in light as a medium, a phenomenon and a concept. It is seen by Trotta as an entity in which the revealing power of thought clearly emerges, in relation to the contingency and transcendent features inherent to the Being. Revealing light that leads us beyond what we see.
Through an oxymoron we could say that, with Trotta’s works, light becomes pure and “tangible” abstraction, it presents itself both as a medium and as content at the same time, as a perfect balance between presentation and representation of the self.
 
Works on display:
Paquete especial, 1966-2016. The work was exhibited only at the Castagnino Gallery of Buenos Aires in 1967. It has been reproduced for this occasion and presented for the first time in Europe. The work is characterized by a certain interest for minimalist geometry and the use of materials derived from the industrial and the building worlds, which allow it to give birth to modular works, perfectly adaptable to any environment and any type of installation. Paquete especial is a sculpture made up of an aluminum tubular wrapping around a light beam formed by a group of plexiglas tubes, a material used for its innovative bright immateriality, for its shapeable inexistence and materialized light. Paquete especial is a work which, as Jorge Glusberg writes, “(…) allows the viewer to participate in a new way, by choosing himself the messages that he can receive. Observing a classical work reflects total subordination to an authoritarian and absolute order (which can be identified both in the position and in the ideals of the maker). The contemporary vision introduces a form of communion between the audience and the artist, which is completely different from tradition. The new work of art creates a different dimension to aesthetic enjoyment; it is not placed before the public: it embraces it, it forces it to participate, in a conscious rapture, in a new form of social coexistence and intellectual discipline.” Paquete especial interacts and shares the same space with a series of recent works: Sospiri 1999-2016, in which marble seems to turn into leaves shaken by the wind, or, as Lea Vergine cleverly observes, “the traditional is overturned (…) the Sospiri emulate movement, agility, almost to the point of a trompe l’oeil; they are a hocus-pocus, a trick, an eighteenth-century tour de force. (…) Trotta shifts the weight of the material to a miraculous lightness. But the parody (the world upside down) and the paradox (the absurd, the inconceivable) give, in him, results that, inspired by a sort of classicism, seem enigmatic, never fathomable through and through.”
The Sospiri are “marmoreal sequences” set like paintings: each piece is different and it stands out for the movement and the light which the sculptor expresses and impresses on the material. Despite their total aesthetic autonomy, both “Paquete especial” and “Sospiri” are animated by a common inspirational force. In both works, light is not reality but rather a state of mind through which to investigate the limits between visibility and illusion, as well as the tangibility and intangibility of an element, that subvert the spatial representation of the works.
The presence of light enables us to see, makes our vision possible; in the same way, ideas are understood while we think, because they make our thoughts possible. And just as the action of seeing is indistinguishable from the objects of visions, the action of thinking is indistinguishable from the concepts thought.
Another work especially re-edited for the exhibition is Schema 8: Accoppiamento (1968 – 2016), presented only at the 34th Venice Biennale in 1968. Its conception and realization were carried out during the period that Trotta chose to spend in Rome in preparation for the Biennial. It is the night photography reproduction of a Roman gallery from which, in the real space of the exhibition, a series of neon tubes illuminating the image radiate. The work, as Germano Celant promptly remarks, “(…) tries to approach the observer, not to alienate him/her. It is placed directly in contact with the subject-viewer, involving him/her spatially, generating an unexpected feeling of eliminating the limit between the real and the unreal.”
In this double game of perspectives and visions, experience is simultaneously objective and subjective, material and immaterial, real and unreal, with a level of ambiguity that makes the viewer participate without any rational or individual definition.
With “Finestra su vetro“, 1972 (light boxes, emulsion on glass, 80 x 80 x 12 cm, in collaboration with the architect Giorgio Tagini) Antonio Trotta creates a tautological short circuit that depends on the concurrence of the displayed material (the glass) and the material used as support. This photograph, blended on emulsion on glass, depicts the artist’s studio in Milan. When switched off, the lamp looks like a real window “at nighttime”. When switched on, it looks like a window “during the daytime”. Not only ideas precede actions, but somehow the work seems to contain itself: the real object corresponds to an ideal and pre-existing object. Colonna di Luce, 1972 (Engraved marble, light, 40 x 40 cm. In collaboration with the architect Giorgio Tagini) is one Trotta’s first attempts at marble-working. It is a carved cube of marble illuminated from within: when lit it shows the base of a Greek column broken up into its orthogonal projections. When switched off it returns to be simply the geometrical materiality of a marble cube. Light encompasses the fabric of the origins and of history, following a time circle that, as Borges said, sees the past as an eternal return that is part of the present. Still on the concept of light is Lampada sferica, 1962/72 (Plexiglass, light. 40 x 40 cm.) It is a cube of light from which a self-illuminating section is detached. Trotta’s fascination for geometric minimalism makes him to dig in the cube, to see what is inside. Dividing up, dissecting the cube form so as to explore countless aesthetic and conceptual intentions. The aesthetic pleasure of seeing a separate light, a light divided into two parts; the light source, which we are normally used to identifying in its single emission, presents itself as a parceled out solid form that can be, mentally, reassembled.
Libro letto nel 1970 (1970, 23 x 15 x 3 cm.) is a transparent perspex plate printed with the cover of a book: “Carme presunto” by Borges, which, once read, becomes transparent and bright, as does Borges literature itself. This process does not dismiss the viewing experience: we are not facing a merely conceptual operation. We are facing a concrete, albeit very ambiguous, presence. “The world and the book reflect each other’s mirrored images eternally and infinitely. The subtle power of the glare, this sparkling and unlimited multiplier that is the labyrinth of light, is not nothing: it will be all we can find spiraling down at the end of our desire to understand”.
 
Biography:
Antonio Trotta was born in Paestum in 1937. He moved to Argentina in the mid-fifties and in 1960 is among the promoters of the SI group. He begins to showcase his work at the Museo de Arte Moderno and the Institute Torcuato Di Tella in Buenos Aires, and in 1968 he is invited to represent the Argentine Pavilion at the Venice Biennale. From late 1969 until 1973, Trotta collaborates with Nizzoli Associati, with “total design” operations involving architects, graphic designers, artists and critics working as a team and setting up architectural and city planning projects in Italy and abroad (Taranto, Cremona, Seville, etc.). He also produces some covers for “L’Architettura. Cronache e storie” magazine directed by Bruno Zevi. He has had solo exhibitions at François Lambert Gallery, Milan (1970), Galleria Christian Stein, Turin (1971, 1977), Galleria Marilena Bonomo, Bari (1972), Galleria Maddalena Carioni, Milan (1972), Galleria Toselli, Milan (1975), Galleria Borgogna, Milan (1976), Studio Cesare Manzo, Pescara (1983), Galleria Artra, Milan (1986, 1999), Galleria Piero Cavellini, Milan (1987), Galleria Cardi, Milan (1990), at Instituto de Cooperación Iberoamericana in Buenos Aires (1995), Galleria Omphalos, Terlizzi (1998, 2008), Gallera Invernizzi, Milan (1999)-
He particpated in several important group exhibitions at: the Venice Biennale (1976, 1978, 1990), the Instititute for Contemporary Art, London (1974), the Internationaal Cultureen Centrum Antwerpen (1975), National Museum, Osaka (1979), Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Rome (1980), PAC, Milan (1982, 1988, 1989), Biennale de Lyon (1984), Galleria Martano, Turin (1984), Dragan European Foundation, Milan (1986), Galleria Bianca Pilat, Milan and Galleria Oddi Baglioni, Rome (1990), Modern Art Gallery of Udine (1997), Centro Cultural Recoleta, Buenos Aires (2007), Modern art Gallery, Palazzo Forti, Verona (2007), Palazzo della Triennale, Milan (2009), Pomodoro Foundation, Milan (2010), Fundación PROA, Buenos Aires (1998, 2011) MAMBA Museum, Buenos Aires (2015, 2016), Bocconi Art Gallery, Bocconi University, Milan (2015).
In 2007 he attended the opening of the Stio Antonio Trotta Museum and Archive. He is a member of the National Academy of San Luca, a historic Rome-based artists association founded in 1577, since 2009.